Crowdfunding, i frati su Kickstarter per salvare la cella di San Francesco

Trastevere, a San Francesco a Ripa c’è la stanza dove riposava il Santo, che rischia di crollare. I religiosi chiedono 125 mila dollari per il restauro

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E’ la stanza che ospitava San Francesco durante i suoi soggiorni romani. Il Santo di Assisi ci trovò ristoro anche nel 1223, quando incontrò Papa Onorio III. Ora, dopo più di otto secoli, questo piccolo spazio che si trova nella Chiesa di San Francesco a Ripa, nel cuore di Trastevere, rischia di cadere a pezzi. Come fare? Per restaurare la stanza i frati hanno aperto una campagna di crowdfunding su Kickstarter (tutte le info QUI). Chiedono 125 mila dollari, per sottoscrivere c’è tempo fino all’11 aprile.

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In caso di successo della campagna, i frati assicurano che ripristineranno l’intera cella: le pareti, il soffitto e il pavimento in legno, affreschi e decorazioni, e il ritratto di San Francesco (pittura a tempera 13 ° secolo ), la pietra su cui San Francesco poggiava la testa mentre riposava, un nuovo impianto elettrico, nuovi proiettori e un nuovo sistema di ventilazione. «Inoltre – fanno sapere – creeremo una cella virtuale per consentire ai propri visite anche durante la chiusura per restauro».
Nel caso in cui dovessero ricevere più di 125 mila dollari scrivono anche: «Estenderemo il restauro di altre parti dell’edificio, come le scale per l’accesso alla cella o le pareti vicine, e sosterremo alcune attività sociali del convento romano di San Francesco».
Secondo le stime dei frati i lavori di restauro durerebbero cinque mesi per concludersi il 30 settembre. «L’apertura ufficiale della cella restaurata è prevista per il 4 ottobre 2014» precisano.
I sostenitori avranno il loro nome sui pannelli commemorativi all’ingresso della cella e sul sito dedicato al restauro. Previsto anche un pop up in carta con con la riproduzione tridimensionale del Convento della facciata di San Francesco con un timbro speciale commemorativo. E poi un portachiavi Tau con la scritta latina “Pax et Bonum”, un ciondolo in legno a forma di “Colomba della Pace”  fatto dalle Clarisse Ordine del Monastero Albano. E poi ancora tazze e magliette con l’effigie di San Francesco. Fino alla riproduzione in edizione limitata del “Cum deceat vos esige” con il sigillo papale di Papa Gregorio IX datato 1229 che dichiara il trasferimento di San Francesco dai monaci benedettini ai frati francescani.

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L’operazione è in linea con la tradizione francescana di raccogliere elemosine per coprire le spese strettamente necessarie, spiega il parroco di San Francesco a Ripa, Padre Stefano Tamburo. «Questo per Francesco era un luogo estremamente sobrio, un luogo dove riposava poggiando la testa su un sasso – ha detto – per permettere che le pietre trasmettano ancora le parole di Francesco alla gente che viene a vedere il santuario abbiamo bisogno di cure, abbiamo bisogno di evitare che questo luogo crolli e cada in rovina», aggiunge.
LA STORIA Quella che si conserva su un fianco della chiesa, sopra la sagrestia, è la piccola stanza che ospitava il Santo durante i suoi soggiorni romani. Nel 1223, data della sua ultima venuta a Roma per incontrare Papa Onorio III, era già attiva a Roma una comunità Francescana, ma il complesso di San Francesco a Ripa resta l’unica dimora del Santo riconosciuta nella città eterna.
All’inizio del XVII secolo la cella ha rischiato di essere rasa al suolo nei grandi lavori di ristrutturazione della Chiesa. I frati si opposero fermamente all’operazione e lo stop definitivo arrivò solo grazie all’intervento del Cardinal Mattei, Protettore dell’Ordine.
Esiste però una leggenda, che attribuisce il salvataggio della cella allo stesso San Francesco, apparso in sogno al Cardinal Alessandro Montalto Peretti, poi intervenuto a sventare la demolizione, permettendo alla Cella, conosciuta come il Santuario di San Francesco, di arrivare ai nostri giorni.