Dal Basilico tamagotchi al Jumpers, tutto sul Maker Hackathon di Codemotion

Coding e nuovi artigiani al tempio di Adriano in piazza di Pietra. I giochi, le facce, i vincitori e la stanchezza di una maratona lunga 15 ore

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Che ci fa una pianta di basilico fra le colonne del tempio di Adriano, in piazza di Pietra, in pieno Centro a Roma? Se c’è di mezzo un maker può succedere di tutto, anche che inizi a twittare e ti dica che ha bisogno di acqua. Magari succede dopo 15 ore di hackathon. Non però una maratona come le altre. Quella che si è tenuta fra sabato 29 marzo e domenica 30 marzo è stato il Maker Hackathon di Codemotion, che ha messo sul tavolo coding e Arduino. La scheda più famosa del mondo e le istruzioni perché interagisca col mondo. Una maratona spremi-meningi che ha tenuto svegli maker, inventori, game dev, nerd. In ballo c’erano ore di coworking per proseguire i progetti a Let’s Make, ore macchina al FabLab Roma Makers e il biglietto per la Maker Faire Rome 2014 senza passare le selezioni. Ecco che cosa è successo.

 

VINCITORI Staccano il primo biglietto i ragazzi di Let’s Make con Jumpers, secondo il team di Mohamed Elhariry con un progetto di domotica. Terza la squadra che ha hackerato la pianta di basilico. Premio social ai Mood Makers che hanno ricevuto piú tweet e si sono portati a casa la maglietta di Codemotion. E poi menzione speciale di Asset Camera per Doctor Sleep: il gruppo guidato da Mattia Bonavolontà ha già un banchetto pronto a Maker Faire Rome 2014.

TI SPIEGO L’HACKATHON «L’idea è nata per promuovere la Call for Makers – ha spiegato Chiara Russo cofounder di Codemotion – qui vogliamo costruire progetti e prototipi presentabili in ambito maker che abbiano una utilità nella vita di tutti i giorni. Noi mettiamo a disposizione le tecnologie, chi partecipa mette l’idea. Sull’idea si formano i gruppi, poi ci si mette ad un tavolo e si lavora per tutta la notte».

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Massimo Avvisati di Codemotion Kids si è occupato della lista della spesa e non solo. «Abbiamo preso sensori per valutare l’ambiente esterno per fare un esempio» ha detto. Ha aggiunto poi a proposito del rapporto tra coding e makers che «l’hardware è un corpo senza anima, è muto e sordo. Al programmatore spetta il compito di dare le istruzioni al chip». Ci sono insomma programmi che permettono di scrivere il codice, che con una Usb viene poi registrato sull’Arduino. Che a sua volta interagisce con l’esterno. Una sintesi perfetta. «Stiamo passando dall’Internet degli schermi – ha detto ancora – all’Internet delle cose».

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LA LUNGA NOTTE DEL BASILICO Erano in sei nel team che ha lavorato tutta la notte su una pianta di basilico, guadagnandosi alla fine la terza piazza. «Abbiamo applicato ad una pianta si basilico dei sensori collegati con Arduino – ha spiegato Andrea De Lucia – ne è venuto fuori una sorta di tamagotchi applicato ad una pianta. Lo scopo è trattarla nel migliore modo possibile e mantenerla in vita soprattutto. Dormire? Neanche un po’». Valerio, dello stesso team, aggiunge anche che «la pianta twitta quando ha bisogno di luce, quando ha caldo o ha bisogno di acqua».

IL CACCIATORE DI SOGNI Menzione speciale Asset Camera per Doctor Sleep, il team del Dream Catcher. «Il nostro – spiega Mattia Bonavolontà, 25 anni- è un sistema basato su tre elementi. Una unità centrale, un bracciale indossabile e una interfaccia smartphone. Serve – dice ancora – per controllare il sonno ed è in grano di interagire con gli stati cerebrali, al punto che può mandare impulsi sonori e visivi per cambiarli».
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Bonavolontà spiega anche che «l’unità legge parametri come il battito cardiaco, rumori, movimenti del corpo e si rende conto di cosa accade. Nel caso di apnea, ad esempio, può intervenire».

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JUMPERS A spiegare il progetto primo classificato è Simone Carcone di Let’s Make. «Jumpers vuole insegnare la programmazione ai bambini e a quelle persone che non sanno ancora programmare». Come funziona? «Abbiamo reso la programmazione semplice, utilizzando dei blocchi: c’è quello variabile, operazione, c’è il blocco if. E si può visualizzare il risultato con un feedback visivo».

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«Quando la funzione della if è verificata si accendono i led – aggiunge Simone Carcone – ci si avvicina alla programmazione toccando il codice. La notte? E’ andata bene, tutta una tirata». Per i ragazzi del team «un appuntamento del genere ti permette veramente di fare passi avanti enormi, sia di conoscenze ma anche di maturità».

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E come in ogni hackathon che si rispetti non poteva mancare Giorgio Pomettini, game developer, web developer e 3D artist for videogames. Guardate che cosa si è inventato…

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