Crowdfunding, i frati su Kickstarter anche sul New York Times

Hanno aperto una campagna di fundrising per restaurare la cella di San Francesco, i religiosi di San Francesco a Ripa spiegano tutto sulle pagine del prestigioso giornale. A pochi giorni dall’ora X

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E’ la stanza che ospitava San Francesco durante i suoi soggiorni romani. Il Santo di Assisi ci trovò ristoro anche nel 1223, quando incontrò Papa Onorio III. Ora, dopo più di otto secoli, questo piccolo spazio che si trova nella Chiesa di San Francesco a Ripa, nel cuore di Trastevere, rischia di cadere a pezzi. Come fare? Per restaurare la stanza i frati hanno aperto una campagna di crowdfunding su Kickstarter (tutte le info QUI). Hanno chiesto 125 mila dollari, per sottoscrivere c’è tempo fino all’11 aprile (ne abbiamo parlato QUI). Hanno raccolto fino ad adesso 34 mila dollari, ma, indipendentemente da come andrà a finire, si sono guadagnati l’interesse mondiale. Il primo aprile sono finiti anche sulle pagine del prestigioso The New York Times che ai Frati di San Francesco a Ripa il 1 aprile ha dedicato un pezzo “Online solution to vow the powerty” ovvero la “Soluzione online per il voto di povertà”.
Nell’articolo, a firma , si spiega di come l’interesse per San Francesco a Ripa, una Chiesa di 800 anni, non è mai stato molto alto, nonostante un «quietly glorious Baroque sanctuary» e una famosa statua del Bernini. A ravvivarne l’interesse, Papa Francesco, che porta il nome del Santo di Assisi, che proprio in quella Chiesa si fermava a dormire durante le sue visite a Roma e dove c’è ancora la pietra che usava come cuscino.
Tanto interesse ha spinto i turisti a visitare San Francesco a Ripa. Ma, ha spiegato Padre Stefano Tamburo, il frate reggente, la cella aveva bisogno di interventi per restauri che mancavano dal 17° secolo. E qui l’idea della campagna di crowfunding, un «contemporary approach» al voto di povertà.

«Non abbiamo niente contro i mezzi di comunicazione di oggi – spiega Stefano Tamburo – quello che è importante per noi è la tradizione». Il frate non ne sapeva molto di fundrising finché l’idea gli fu suggerita da un azienda di comunicazione. “Now he checks several times a day to see how the campaign is progressing” scrive il The New York Times.

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LA STORIA DEL RESTAURI Ad esaminare per prima la cella, scrive il The New York Times, fu nel 2009 la restauratrice Alessia Scazzuso, che propose di utilizzare la tecnologia laser per capire cosa ci fosse dietro le pareti. La questione era capire se sulle pareti ci fossero iscrizioni con il simbolo tau dall’antico alfabeto ebraico.

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La proposta di Alessia Scazzuso venne approvata dal ministero dell’Interno (proprietario della chiesa) ma i finanziamenti erano pochi a causa dei tagli imposti dal Governo e nessuna risorsa era stata stanziata per la Chiesa di San Francesco a Ripa e per i restauri della cella di San Francesco. Alla fine la proposta venne abbandonata. Poi l’idea della campagna di crowdunding su Kickstarter, per Padre Stefano Tamburo un’iniziativa comparabile all’antica tradizione della questua e alle pubbliche donazioni, proprio nello spirito di San Francesco.

A pochi giorni dalla conclusione della campagna di fundrising Padre Tamburo si dice fiducioso «I’m convinced we’ll find a way forward. We hope we’ll make it» ha detto al The New York Times.