Una casa d’argilla da stampare

Se n’è parlato ieri da 3dItaly, se ne parlerà alla Maker Faire Rome: il progetto Wasp propone un’alternativa alle bidonville nelle zone più povere del mondo

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I sottobicchieri per la birra rigorosamente stampati in casa, i manifesti della Maker Faire Rome ovunque, lo spazio pieno di statuine, costruzioni e creazioni, il negozio pieno, ma proprio pieno di makers e innovatori. Ieri sera al 3dItaly store, sulla Circonvallazione Casilina, zona Pigneto, si presentava l’ultimo miglio di 3d Hubs, la piattaforma di condivisione di stampanti in 3d che si prepara a conquistare Roma. Patatine, birra spillata dai ragazzi del primo printing store di Roma, panini. C’era Alessandro Ranellucci, impegnato nei preparativi della Maker Faire, c’erano i ragazzi di Kentstrapper, c’era Simone Mascagni di 3d Hubs che ha spiegato perchè la piattaforma è cosí importante per la rivoluzione dei makers.

Rivoluzione? Sì, proprio rivoluzione. Lo stesso stravolgimento del sistema che ha in mente il team di Wasp, il progetto che ha per obiettivo la costruzione di una stampante 3d gigante che costruisce le case. Case di terra, a costi bassissimi, non mattoni: addio favelas e bidonville, addio baracche, tutti potranno avere una casa con materiali presi sul posto. Un vero cambio di marcia per i paesi più poveri. Il team produce stampanti di normali dimensioni e con queste porta avanti il piano “gigante”.

Marco Martelli è il responsabile sviluppo del progetto Wasp. Ha 39 anni, viene da Imola e ieri al 3dItaly Store c’era anche lui. «Wasp è l’acronimo di World’s advanced save project – spiega – è un progetto che vuole salvare il mondo. Tutto nasce dalla mente di Massimo Moretti, un ingegnere elettronico. Il suo sogno? Una stampante di 10 metri in grado di stampare case. Alla Maker Faire verrà presentato un modello 1 a 10 rispetto a quello finale, uno strumento di un metro in grado di stampare oggetti fino a 50 centimetri in argilla. Wasp – precisa Martelli – non stampa mattoni, ma crea l’abitazione per estrusione».

Il progetto è in sperimentazione dal 2011 e al momento la ricerca è concentrata «sulla giusta densità e viscosità del materiale». Per la stampante pensata da Massimo Moretti «ci vogliono fra 300 e i 400 mila euro. Siamo una startup, stiamo cercando finanziamenti. A livello regionale abbiamo già ottenuto tre borse di studio dal progetto Spinner dell’Emilia Romagna».

Ma non è finita qui. Simona Cataldo è la vicina di negozio di 3d Italy Store, ha 29 anni, disegna e vende abiti. Stregata dalla stampa 3D, ieri sera ha presentato all’aperitivo un vestito con inserti creati dai ragazzi di 3dItaly. «Ho fatto la costumista – racconta – ho lavorato con Vanzina, in televisione e poi ho deciso di aprire un negozio. La stampa in 3D? Ho pensato di poterla utilizzare nella moda. Per questo evento ho creato delle applicazioni per un abito da sera, una maglia che è molto malleabile ed elastica. Ho giá in mente tanti esperimenti».